Ho appena acquistato due bei libroni sul cinema. Il titolo è commercialissimo, presuntuoso e pretestuoso: "100 capolavori del cinema", ma è per queste sue qualità che l'ho arraffato. I contenuti mi garbano, ci sono tutti i miei amori giovanili: Cronenberg, Kubrick, Tarkovskj, Fellini, Bob Fosse, Bunuel, Tarantino, Lynch, ecc ecc. Insomma tutto ciò che un buon radical chic e popular shock deve aver visto. Tuttavia ahi ahi ahi! Qui mi casca l'asino! L'autore Jurgen Muller (l'asino in questione) cita di tutto e di più dimenticandosi di John Waters. Caro il mio asinello questo non me lo dovevi fare: lasciare en passant il principe del kitch e del cattivo gusto portato ai livelli più alti dell'arte! Un fare cinema comparabile alla cucina più diabetizzante, calorica e nauseabonda. Tipo colazione "leggera" nella provincia americana. Ammetto che del caro John avevo visto e rivisto di tutto ma non il suo capolavoro: Pink Flamingos. Me lo sono gustato recentemente grazie ad un prestito amicale. Stento ancora a capire come cavolo abbia fatto a partorire una sceneggiatura simile! Lo invidio molto. La splendida regina del grottesco Divine, con tanto di pistola -metallica-, dà il meglio di sé, aumentando la distanza che la separa dal suo clone appannato e Platinato. Non posso fare altro che allegare il finale, che tanto finale non è. Sconsigliata la visione ai debolini di stomaco. Bisous!
P.S. rileggendo il post, ho notato quanto sia inutile quello che ho scritto. La prossima volta farò meno fatica: batterò i tasti a caso.
Nel giorno più odiosetto e smelenso dell'anno (dopo il Natale), vi pianto questo bel monologo del caro Antonio. Inerente o meno, è bello, bello, bello.
Un saluto a tutti i miei nobili ospiti che attendevano, stanchi e infastiditi, di entrare nel mio salotto buono. Avrete notato che il maggiordomo si rifiutava di aprire le porte, questo per una mia genetica sbadataggine: ero così indaffarato in cazzate che ho dimenticato di dare ordini alla servitù. Spero non me ne vogliate. Mi faccio perdonare con un po' di fatti random, senza senso e senza logica com'è da sempre nel mio stile salottiero.
E' uscito Cafonal, il libro del mio mito vivente Robbbberto D'Agostino. Tra fatte e strafatti, cardinali porchettari e veline s-verginali, nobili decaduti e rozzi borghesi, non ho notato neanche una mini immagine delle mie feste private! Mi ritengo offeso, credevo di essere il principe cafone per eccellenza! Lavorerò per migliorarmi.
Ho tagliato i capelli. Non preoccupatevi: da lunghissimissimi sono passati a lunghi. Tuttavia, pur non avendo fatto neanche uno shampetto colorante, si sono imbionditi. Che abbia bevuto inconsciamente dell'acqua ossigenata?
Ho incontrato e conosciuto un filosofo sadiano. Non credevo potesse esistere una persona del genere: favoloso! Il fatto è che mi fa dimenticare di stare in un mondo gretto e rozzo. E per un po' mi sembra tutto possibile.
Il teatro sta diventando ormai il mio lavoro e la mia attività principale. In tutto questo ambiente felice c'è un Ronf Ronf che stenta ad uscire dalla mia vita. Maledizione! Il canterino malefico sa come sedurmi, portarmi tra le sue lenzuola, buttarmi via come un chewing gum insapore e poi ricominciare tutto da capo come in un loop vivente.
Sempre in ambito teatrale ho sviluppato il personaggio di un nobile cinico, corrotto, erotomane, drogato, razzista ma raffinatissimo: Ludovico De Crudelis. Il problema è che, anche a sipario ormai chiuso, questo mascalzone non molla il sottoscritto. Nella vita quotidiana mi ritrovo a pensare e agire come Ludo. Sono a un passo dalla pazzia! adieu!
E' sparito l'unico motivo che mi teneva attaccato alle vicende di quei fattoni di Amici: Mauro Astolfi. Mi sembrava strano che la qualità durasse nelle tamarrate defilippiane. Certo è che se uno se ne va dalla tv non è sicuramente morto, Maurino sarà tornato nella sua culla teatrale, però mi rode non averlo a disposizione sul mio plasma (nel senso del televisore, non del mio sangue).
Credo che la crisi sia tutto un espediente mediatico per farci venire la tachicardia in assenza di pandemie virali, aerei in fiamme, terremoti e tsunami. In tutto questo fuggi fuggi adoro le voci della ggggente: si stava meglio quando si stava peggio, prima qua era tutta erba, finiremo come l'Argentina, vedrai che Berluconi risolverà dandoci la residenza ad Arcore, e così via.
Qualcuno esorcizzi Anna Tatangelo, mi fa pena poveretta!
Per ora è tutto, ci sarebbe molto altro ma non so come metterlo in forma di scrittura. Vi farò un disegno, prima o poi.
non sono tornato dall'aldilà, cosa che mi renderebbe una semi-divinità o una scema-divinità, bensì dall'isola dei famosi. Mi hanno calato ai tropici in compagnia di Ivana Trump, Eva Robin's e la Contessa De Blanck. Purtroppo parlando del più e del meno ci siamo accorti che l'isola era quella sbagliata! colpo dell'infame destino o scherzo malefico?
Così abbiamo deciso di affrontare la situazione tornandocene a casa e pestare pesantemente Simona Ventura. La cara e dolce Contessa, mentre progettavamo la nostra dipartita, ha pensato quatta quatta di corrompere un pescatore stile Il vecchio e il mare e di farsi portare sulla vera isola (cazzi suoi!). Io, Eva e Ivana invece siamo riusciti a beccare una nave mercantile russa piena di marinai giovani e muscolosi e una sola doccia: insomma il viaggio più bello della nostra vita!
Vi scrivo inoltre per informarvi di una triste notizia. Ho scoperto che gira su Youtube un video verità sulla mia vita insieme alla nobildonna Crudelia De Mon, dal nostro risveglio in poi. Vi allego il documento in modo tale che potrete giudicare con i vostri occhi lo sgarro dell'anonimo videoamatore.
Stamattina ho avuto la malsana idea di andare a trovare mio zio. Non lo vedevo da molto tempo e, col senno di poi, capisco perché non ne sentivo la mancanza. Premetto che il mio caro parente è un simil psiconano, ha i denti sbiancati, credo si faccia di cocaina, ha la segretaria fica, un porsche con sedili massaggianti, è di Comunione e Liberazione e volontario a Lourdes. Ho reso l'idea? Tuttavia la mia ingenua indole masochista mi ha suggerito di chiamarlo per un incontro e due chiacchiere. La mia proposta era per un caffè informale, la sua invece era per un incontro in pompa magna nel suo studio. Inutile dirvi quale delle due ha prevalso. Pazienza.
Io sono arrivato con i miei classici 15 minuti di ritardo, lui ha contrattaccato con la sua classica ora di ritardo. Così ho fatto due chiacchiere con i dipendenti (tutti carini e servizievoli, gli dovrò spiegare che non avranno alcun tornaconto ingraziandosi il nipote del boss), ho contato le piastrelle del pavimento e ho snobbato allegramente i libri di Berlusconi e Don Giussani nella sala d’aspetto. Poi il Principe è arrivato, gonfio e tronfio come non mai accompagnato dalle sue protesi naturali: sigaretta e cellulare. Mi salutava e allo stesso tempo mi radiografava. Nonostante la mia giacca di cachemire, la sciarpa turca, le scarpe Peter’s e lo chignon preciso, per lui ero ancora orribilmente comunista e me l’ha fatto notare con il suo caratteristico sbraitare fascistoide. Però mi ha sempre fatto tenerezza nel suo rassomigliare una macchietta del Bagaglino e, infondo, mi ha riempito d’attenzioni fin da piccolo, quindi ho desistito alla tentazione di una fuga.
Ci siamo seduti al suo enorme tavolo insieme alla segretaria romena tutta sorrisi e abbiamo parlato del più e del meno, ognuno col suo linguaggio: italiano, cafoniano, italo-romeno-sorridente. Purtroppo saltò fuori l’argomento lavoro. “Il giornalista?! Che lavoro è?! No, un laureato in architettura con 110 e lode non può fare il giornalista!” (ndr, sono laureato in restauro, lui era presente alla discussione della tesi e deduco pensasse stessi parlando d’architettura, boh!). Così ha pigliato il cellulare e si è messo a chiamare mezzo mondo al di fuori delle mie competenze: architetti di centri commerciali, lo scenografo di Gardaland (ho scoperto la sua esistenza!), ecc. mancava all’appello la regina Elisabetta (l’unica veramente utile). Poi ha iniziato a delirare obbligandomi a lavorare in Romania, perché là “ è il futuro e si tromba tutti i giorni”. Sinceramente preferisco trombare tutti i gionri a New York e a Parigi, così ho declinato la non allettante proposta per la nuova terra promessa, anche se mi sto informando su come sono messi i maschioni romeni.
Questo spettacolo trash è durato fino a quando non sono arrivato al limite di sopportazione, ed ho finto un impegno urgente. Esito della giornata: un gran mal di testa, un’enorme soddisfazione per essere la pecora nera della famiglia e il desiderio di incontrare lo scenografo di Gardaland per chiedergli che fine abbia fatto Eva, il donnone di plastica con le interiora da esplorare.
Mio dio! Sono ben 22 giorni che non considero il mio salotto buono. Sulle porcellane, i bicchieri di cristallo, le argenterie e gli arredi in mogano si sono depositate due grosse dita di polvere. Direi che è tempo di pulizie. Tutta colpa dell'allergia da nuovi media, la nuova pandemia del secolo dopo l'aviaria. I sintomi sono chiarissimi: non appena apro msn, internet o un cellulare, il criceto nella mia testolina inizia a chiedermi perché mai dovrei utilizzarli. Invano sono andato alla ricerca di cure omeopatiche, ayurvediche e tibetane perché l'unica soluzione è il riposo, come per un muscolo infiammato. Così ho riscoperto la musicassetta, non solo oggetto vintage giustissimo tra gli alternativi ma anche feticcio dal suono pastoso lo-fi ormai entrato nel dimenticatoio. Nel mio hi-fi ho buttato dentro tutta una scatola di cassette metallare, pop-rock-trashare, di Madonna quando si sentiva vergine e -ahimè- il primo album di Jovanotti ("...sei come la mia moto, sei proprio come lei! andiamo a farci un giro, fossi in te io ci starei!..." chiedo pietà!). Non voglio dire che ho ritrovato me stesso, il senso della mia vita e che ora il mio futuro è più limpido di un'acqua sorgiva perchè non è vero e, soprattutto, non tollero chi lo afferma. Ma credo che vivere in modo analogico sia come la tisana della nonna quando si ha il mal di pancia, tutto qua.
Altra nota: insieme ai primi freddi è ricominciato il solito tran tran dei miei corsi serali. Quest'anno oltre a danza classica, moderna, tip tap, canto e recitazione mi hanno aggiunto flamenco. Già mi sento il fratello sfigato di Joaquin Cortes. In tutto questo il Ronf Ronf cantereccio sembra un insegnante vero, nel senso che mi caga lo stretto necessario per dirmi di alzare il palato, incliare le corde vocali, quello è un Mi e non un Fa. Poi, all'improvviso, in un angolo mi dice che sono un diavoletto tentatore. Comincio a pensare soffra di doppia personalità
Ultima nota: mi sono arrivate notizie delle nuove pensate del governo Berlusconi, ben gli sta a quelli che l'hanno votato in massa. Per quanto mi riguarda credo che l'unica soluzione sarà emigrare come gli uccelli verso un paese civile a caso. Certo non volerò Alitalia-Cai, non l'ho mai presa in considerazione pre-fallimento perchè dovrebbe interessarmi ora?
Contessa Annamaria Galanti: il mio nuovo mito, dopo il Casto Divo naturalmente. L'unica sensitiva che fa la trans (nel senso che comunica con tutti gli spiriti, maliziosi!), parla l'aramaico, l'egggizzzio antico e scrive le scritture sacre dell'ammmore di dddio. Se volete farle fare la trans, sua Santissima Eminenza risiede in via Albalonga n.8 int. 15 a Roma ma si dice che, disgraziatamente, non risieda più lì. Gli antichi, irati per essere stati presi in causa innumerevoli volte, decisero di appiccare fuoco al suo Tempio.
Ovunque voi la troviate attenzione a non farla incazzare perchè vi farà cadere la lingua e il cervello!